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Dopo l’alluvione , 1955Olio su faesite, cm 127x250 Firmato e datato al centro: “C. 1955 - n. 13 / Orler del Fiordaliso”
Ancora un quadro ispirato alle tragedie del mare e segnatamente al recupero degli annegati dell’alluvione di Salerno, ma raffigurante una scena più complessa rispetto alla precedente. Al centro è la nave, della quale si vede la prua con un marinaio barbuto, a destra del quale è visibile un tavolino. L’argano tira fuori dalle acque un corpo decomposto di donna, mentre sul retro, tra le acque color blu, si vedono galleggiare altri corpi informi. Pure sulla sinistra è visibile un corpo deformato e in decomposizione di donna, vicino al quale si trova un secondo marinaio canuto all’interno di una scialuppa. In alto volano alcuni uccelli, mentre in mare sono visibili verdi pesci che si cibano di frammenti di carne strappati ai cadaveri.
La complessa articolazione della tavola, dalle tinte luminose, ma fosche ad un tempo, denuncia una solida composizione, a partire dalla rappresentazione del mare, scomposto cubisticamente in triangoli nelle sfumature del blu e dell’azzurro, che in alcuni settori (come in quello a sinistra del marinaio sulla nave) raggiungono la poetica di quella che era stata l’astrazione geometrica classica. Le deformate figure matissiane dei cadaveri sono, anche in questo caso, un pretesto per ‘urlare’ tutto il disagio interiore dell’artista, in una cruda denuncia che, pur negli ammiccanti riferimenti all’Espressionismo tedesco, non ha velleità di denuncia sociale. La schematizzazione delle due figure di marinai, in una delle quali pare rispecchiarsi Orler stesso come in un autoritratto, e le strane creature volanti e marine si richiamano al filone del surrealismo onirico (da Chagall a Possenti), ma la connotazione non è tanto quella del sogno fantastico e poeticamente liberatore, quanto la concretizzazione di incubi interiori non risolti. |