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Le stagioni - Estate, 1955

Tecnica mista su tavola, cm 109,5x161

Firmato e datato in basso al centro: “David Orler - 1955”

 

La simbologia dell’estate è resa attraverso un paesaggio di Mezzano. In primo piano possiamo osservare il tipico sottotetto di una casa montana trentina, con un lungo balcone dai balaustri lignei e con i robusti puntoni che sorreggono le travi primarie della copertura, le terzere ed i travicelli, questi ultimi resi impiegando legno reale. Sul retro di questa sorta di sezione si vede un grande tetto a coppi, dominato da un camino fumante. Dietro la costruzione si sviluppano le coperture e gli abbaini del piccolo villaggio, al di là del quale si estendono verdi prati, punteggiati di alberi, fino a lambire le imponenti montagne, le vette delle quali sono innevate e risplendono nell’azzurro del cielo.

Una composizione questa volta più serena, in una sorta di puro Eden primitivo, dove l’ingenuità della composizione naïf si stempera in un paesaggio genuinamente antico, veduto attraverso gli occhi del ricordo nostalgico, vicino ad alcune opere di simile soggetto eseguite da Riccardo Schweizer. Interessante la visione di quel fumo denso e marrone che fuoriesce dal camino e che proietta la sua ombra sul tetto: quasi palloncini, materici ed eterei allo stesso tempo, in una fresca, popolare e fantasiosa trouvaille alla maniera di Antonio Ligabue. In questo caso l’assemblage, l’inserimento cioè di materiali come il legno, non ha nulla a che vedere con gli assemblaggi del Dadaismo o del New Dada, né con certi ‘collage’ o accumulazioni concettuali del Nouveau Réalisme che impiegano oggetti lignei, ma diviene elemento iniziatico all’universo naturalistico, onirico e quasi panteistico orleriano.