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Colline di La Spezia II , metà Anni CinquantaOlio su faesite, cm 48x64,5 Firmato e dedicato in basso a destra (sulla nave): “Orler David / A Giovanna. Aiuto”
Il paesaggio è quello del golfo di La Spezia: in primo piano son visibili una nave e altre tre barche presso un molo. Al di là del lungomare, con edifici e alberi, si elevano le colline e le montagne innevate, sul fondo di un cielo nitido e sereno. Una tipica opera del cosiddetto periodo naïf orleriano, con gli alberi dai rami incisi nel pigmento pittorico, di gusto decisamente primitivista. Toni smorzati e caldi, che nei marroni e negli ocra delle sinuose colline, quasi grandi ed antichi seni materni, hanno alcune assonanze formali e cromatiche con le colline dalmate o con i colli senesi dipinti da Zoran Music, ma anche con certo rigore arcaizzante di alcuni paesaggi dipinti da Massimo Campigli (particolarmente la collina a sinistra, che ci rammenta un suo Paesaggio a Fiesole). La semplice schiettezza e apparente calma serenità della rappresentazione cela, tuttavia, il grande disagio esistenziale di Orler in quegli anni, come è disvelato dal quel grido criptico e disperato di “aiuto” (appena leggibile e quasi cancellato, ovvero leggibile solo per chi ‘sa’ e ‘deve’ leggere!) che il grande ‘gigante’ della montagna - ma indifeso come un bambino - lancia ad una sua amica coetanea, la scrittrice, filologa, biografa e poetessa Giovanna Fozzer, cui è dedicata l’opera. Un travaglio di profonda, abissale e lacerante inquietudine, che lambirà, come si è detto, il suicidio, rivestito, però, di una rassicurante “forma quieta” della Natura, metafisica e fugace dal tempo, per usare il titolo di una recente (2001) e nota raccolta di poesie proprio della Fozzer, che Giovanni Falsetti ha definito “canto sospeso sul baratro”. Quel disperato ‘SOS’ lanciato da Davide Orler e segnato sulla prua della ‘sua’ nave, sulla quale è imbarcato come marinaio e che si allontana dal porto sicuro verso il mare aperto del futuro, ci fa venire in mente i versi fozzeriani: “ Passa la nave mia / Colma d’oblio, gravata / di zavorra e compassione”. Un desiderio orleriano d’amore vigoroso e disperatamente prepotente, come un torrente in piena: ma, per citare ancora un ‘frammento’ illuminante della Fozzer, “e quando troppo si ama / tempo è di morire”. |