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L’impiccato, 1964

Olio su tela, cm 140,5x190

 

 

Il quadro raffigura un evento realmente accaduto e che Orler trae dai propri ricordi. Dal soffitto dell’ambiente in primo piano, a sinistra, pende la figura di un uomo impiccato; al di là della ringhiera si osserva il paese montano della Valle di Primiero, con le tipiche case trentine, una fontanella nella piazzola e, sullo sfondo, le Dolomiti, in direzione delle Pale di San Martino.

 

L’opera, nella sua drammaticità, come del resto la precedente, non denunciano più il terremoto interiore dell’artista, come già negli Anni Cinquanta, ma il suicida sta, in certo qual senso, a sigillare e chiudere definitivamente tutto un mondo oramai passato nella vita di Orler. La raffigurazione verista del paese incastonato nella valle fra gli alti monti è reso per veloci pennellate nere che definiscono i volumi e nelle quali si inserisce un rado colore liquido e gocciolante (marrone, bianco e azzurro), che lascia ampiamente scoperto il supporto, così che l’insieme mantiene il sapore del disegno preparatorio. Bella la calda luminosità della vetta della montagna in lontananza, baciata dai raggi del sole al tramonto, unico elemento veramente cromatico della composizione.

Nel cupo ambiente in primo piano si trova la figura del suicida, anch’essa resa col tratto veloce del disegno e con una limitata tavolozza nei colori del verde azzurro e del viola glicine; la fisionomia è schematicamente resa attraverso la sfumatura del ricordo, sottolineando la sua valenza simbolica. Una finestra sul mondo dai toni smorzati ed evanescenti, proprio come quel mondo sul quale Orler poneva, ancorché oniricamente e con qualche venatura nostalgica, un’elegiaca pietra tombale.