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La montagna incantata, 1965

Olio su tela, cm 97x100

 

 

Uno scorcio della Valle di Primiero in direzione delle Pale di San Martino, baciate dal sole al tramonto. Nella valle, in basso e già immersa nell’oscurità, si nota appena, in primo piano, una casa in legno.

 

La visione poetica e quasi struggente della montagna più cara dell’artista è sostanzialmente suddivisa in due settori: la zona inferiore nei toni cupi del grigio, dell’ocra e del marrone ha indicare l’oscurità in cui oramai riposa la valle; il settore superiore, dove risplende un sole rosso arancio che ancora illumina le propaggini più alte dei campi e le rocce, tinte di rosa, delle Pale di San Martino, sul retro delle quali il cielo ha assunto le tonalità profonde del blu della notte. Una immagine, quindi, giocata tutta sull’oscurità che si accende e focalizza negli elementi cromatici del giallo, del verde e dell’arancione, in corrispondenza dei luoghi baciati dalla luce.

Al di là delle connotazioni realistiche che ci fanno individuare la Valle di Primiero, la raffigurazione diviene onirica e dolcemente simbolica, infondendo una profonda serenità in una dimensione di silente contemplazione e di meditazione atemporale (o meglio in un’altra dimensione del tempo), come sta a sottolineare anche il titolo dato al quadro dall'autore, che riprende significativamente quello di un romanzo di Thomas Mann (Der Zauberberg, 1924), dove l’autore tedesco, nell’atmosfera stregata e di sogno della montagna incantata e incantante del sanatorio, legata ai suoi ozi infiniti, crea un racconto del tempo dai ritmi diversi, in qualche modo vicino Alla ricerca del tempo perduto di Proust, e questa montagna diventa uno scrigno di moltissime cose e sensazioni.