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Campi dallo studio a Favaro , 1971Olio e sabbia su tela, cm 70x100 Firmato e datato in basso a destra: “’71 / Orler”
Una veduta dall’alto degli stessi campi, questa volta in primavera.
Anche in questo caso l’opera si richiama, per tecnica e risultato a certe opere di Mario Schifano (si osservino, in particolare, le nuvole bianche e azzurre nel cielo e gli alberi ottenuti spremendo il colore giallo a formare anelli e semicerchi che ricordano fiori d’acqua e ninfee del maestro di Piazza del Popolo). Il quadro sviluppa, questa volta, i toni del verde, da quello chiaro e brillante al più cupo; interessante la restituzione dei solchi nei campi, prospetticamente resi con strisciate a rilievo di massa pittorica. Nonostante tale espediente, la composizione risulta astratta e irreale, divenendo, come in Schifano, un paesaggio simbolico e mediatico ad un tempo: al pari delle ninfee e dei campi del pane di quest’ultimo, l’ambiente naturale si fa icona del campo nell’immaginario collettivo, per assurgere a simbolo di una natura in via di estinzione sotto gli effetti della urbanizzazione e dell’industrializzazione nella civiltà del boom economico e dei consumi. Ne consegue, in ultima analisi, un viaggio che passa dalla visione ‘fisica’ - che abbiamo attraverso gli occhi - a quella ‘mentale’. |