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Tavolo di pittore , 1972Tecnica mista su tela, cm 60x80
In alto a destra splende quasi un sole sul tavolo del pittore dove possiamo scorgere tubetti spremuti, pennelli, tappi di bottiglia e cicche di sigarette.
Evidente è il richiamo, in quest’opera alla Pop Art europea o meglio al Nouveau Réalisme, particolarmente al Nuovo Dadaismo di Arman. Anche in Orler, infatti, ritroviamo l’accumulazione sulla tela di oggetti usati e finiti, che hanno perso la funzione per la quale la società e l’industria gli avevano creati (i tubetti, i pennelli, i tappi e le sigarette fumate) ma che assumono un’altra funzione e un’altra dignità, quella artistica, a sottolineare come si debba esercitare una sorta di nemesi e di rivalorizzazione di fronte alla filosofia del consumismo che tutto vorrebbe produrre, mercificare ed annullare. Contemporaneamente questi oggetti ‘parlano’, divenendo, pure, connotanti l’artista ed il suo operato, un po’ come avverrà nell’autoritratto-identikit eseguito da Arman nel 1992 (ma venti anni dopo!) mediante l’accumulazione di oggetti da lui impiegati e divenienti una sorta di ricognizione per il suo riconoscimento. A differenza di quanto avverrà nell’Autoportrait-robot di Arman, dove il caos anodino degli oggetti accumulati rivela il disordine di una memoria e i criptici segnali di un’intera esistenza che l’artista stesso può decifrare nel loro più intimo significato, nell’opera di Orler gli oggetti sono, in qualche modo, maggiormente ordinati a definire il tavolo del pittore sul cui retro splende la figurazione di un sole. Non tanto, quindi, l’intera sua esistenza, quanto il suo essere pittore.La restituzione della sfera solare mediante un sottopentola in paglia intrecciata richiama alla mente inserti applicati, già nel 1955, in composizioni con collage, eseguiti da Robert Rauschenberg nell’ottica da lui propugnata di un’identità tra la pittura e l’oggetto (Combine paintings) che scaturisce in assemblaggi tra pigmento e oggetti vari, con lo scopo di tradurre sulla tela la vita quotidiana. Ancora una volta, vi può essere un richiamo a Marcel Proust (Alla ricerca del tempo perduto) a proposito del passato che identifica ciascuno di noi: “è inutile cercare di rievocarlo […], esso si nasconde […] in qualche oggetto materiale (nella sensazione che ci verrebbe data da questo oggetto materiale) che noi non supponiamo”. |