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Tavolozza, 1974

Tecnica mista su tela, cm 80x60

Firmato e datato in basso a destra: “Orler / ‘74”

 

 

Sul fondo bianco della tela sono applicati perpendicolarmente una serie di barattoli vuoti di colore, a formare una sorta di policroma tavolozza. In basso notiamo, incollati, dei sassi.

 

Con un procedimento che possiamo avvicinare ancora una volta a certo Nouveau Réalisme di Arman, Orler impiega oggetti usati del suo studio (i barattoli di colore), innalzati alla dignità nuova di strumenti dell’arte e del pensiero. Alla configurazione astratta che in una visione zenitale diviene assemblaggio policromo di cerchi, formanti una sorta di tavolozza - omaggio al colore -, fa riscontro quel coperchio di barattolo colorato di rosso e di giallo, trasfigurato - differenza di quanto avviene nelle opere di Arman -, nel significato o archetipo di un sole naturale, che risplende su un paesaggio, rappresentato in basso a sinistra, mediante l’uso di macchie di verde e dell’applicazione di sassi reali, come in alcune Schegge di Mario Schifano (del ciclo, appunto, dei Sassi). Nella ricerca formale orleriana, tendente all’essenzialità, non poteva, del resto, mancare il sasso, prototipo per antonomasia dei mezzi impiegati dall’uomo per lasciare un segno (sicuramente il primo materiale della storia umana, impiegato per segnalare e indicare qualcosa in luogo o in alternativa alla voce). Così, il sasso diviene un elemento mediatico che racconta e trasmette agli uomini, una sorta di primordiale antenato del televisore e del computer, cui Orler affida il compito quasi di sollecitare una doverosa attenzione nei confronti della comunicazione e della comunicabilità nel mondo e nella natura, pur sempre attraverso la molteplice cromia o varietà della mente umana, guidata dal gesto dell’arte.