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Legni , 1975Tecnica mista su tela, cm 70x100
Da una fascia dipinta di nero, posta alla base della tela, nasce un collage di rami ed aghi di pino su un fondo monocromo bianco.
Questa composizione, che riduce il colore alla sola base scura, indicante la terra, è un omaggio alla natura e, segnatamente, al bosco, restituito attraverso elementi tratti dalla realtà del bosco stesso. Tecnicamente l’opera ci richiama alcuni lavori del pittore inglese John Picking. Mentre, però, Picking, non alieno dal fascino di William Turner e soprattutto dal Surrealismo di Graham Sutherland, impiega la trama di legni incollati sulla tavola quasi fosse una quinta scenografica dell’ambiente, ove poi esibire il racconto delirante di un sogno tratto dagli antichi miti mediterranei (si pensi, ad esempio, a una sua Forest intercourse del 1998, ora in collezione privata fiorentina), in Orler la mancanza di una rappresentazione figurativa dai colori vivaci, dipinta sullo sfondo, fa sì che l’elemento ligneo diventi il solo ed l’assoluto protagonista dell’opera ed il bosco, che si staglia su quel monocromo bianco, diventa un simbolo atemporale della natura, radicata alla terra.Il secco sottobosco dal quale si innalzano alberi scheletriti e morti, quasi come dopo un incendio o dopo una guerra apocalittica, si trasforma un’altra volta in un messaggio contro la violenza perpetrata ai danni della natura, totalmente stravolta, che si ribella all’uomo, ed il medesimo sottobosco può essere anche veduto come allusive chiome secche di alberi capovolti, con le radici proiettate verso il cielo. |