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A Emmaus, 1961

Olio su faesite, cm 129x88

Firmato e datato in basso a destra: “Orler / VE 1961”

 

 

“Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Luc. 24, 30-31).

 

 

La scena ripropone proprio il racconto evangelico quando Cristo, dopo la risurrezione, seduto a un tavolo all’interno di una semplice stanza, viene riconosciuto dai due discepoli all’atto di spezzare il pane. Alla figura maestosamente statica di Cristo fanno riscontro i volti stupefatti dei due seguaci e gli occhi di quello veduto frontalmente, nella dilatazione della grande pupilla, ricordano altre raffigurazioni orleriane. Bella la scelta dei colori cupi delle vesti e soprattutto, l’abito di Cristo, nei toni quasi cangianti del rosso e del nero. Il punto luminoso si concentra anche simbolicamente nel candore della tovaglia, sulla quale è poggiato il pane, e nell’azzurro del calice, fulcro attorno al quale ruotano le tre figure. Interessante anche lo scorcio di quell’architettura sul retro, dalle proporzioni strette e allungate, dalle reminiscenze metafisicamente dechirichiane; al blu di quel cielo che si intravede dalla finestra di fondo, quando oramai si fa sera, fa da contrappunto la luce interna, proveniente da dietro la porta e dalla finestra centrale, che si accende nell’ampia pennellata d’oro attorno al profilo di Cristo, quasi icona bizantina nella luminosità astratta del divino.