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Caino e Abele , 1963Olio su tela, cm 170x200 Firmato e datato in alto a sinistra: “Orler 1963”
“Mentre si trovavano nei campi, Caino si scagliò contro Abele suo fratello e lo uccise” (Genesi 4, 8).
Vicino ad una roccia, sulla quale sono nati piccoli fiori gialli, si innalza ciclopica la grande figura di Caino con un bastone fra le mani, mentre alla sua destra, giace Abele esanime, con il sangue che cola dalla testa e gli occhi aperti e con la mano sinistra piena di terra. Sul retro, tra i cespugli del paesaggio sassoso, si notano tre pecore del gregge e, in lontananza, alcuni alberi a ridosso di una verde collina, al di là della quale è una brulla montagna che si staglia sull’azzurro del cielo solcato da alcune nuvole.
La grande tela è dominata dalle due imponenti figure, rese in tutta la loro massiccia volumetria e potenza primitiva, con pennellata a tratti divisionista. L’ambientazione solitaria e rocciosa, da inizio o primordio della storia umana, ci svela una natura ancora incontaminata, ma già violentata dal male e tutta la scena, dalle forti componenti epiche, ci presenta un Caino, rivestito di pelli, che ha la potenza di un Polifemo, il semidio uscito dal mito omerico, ma anche l’Ercole che uccide Caco, immortalato nella tavoletta di Simone del Pollaiolo. Il suo sguardo non rivolto verso il fratello appena ucciso, ma pare guardare impietrito, lontano, i futuri destini dell’umanità. I colori accesi e brillanti, fortemente mediterranei, danno vita a colline, rocce, animali e figure, immerse in una forte umanità, come in certo realismo guttusiano. Una grande metafora sull’eterna lotta tra il bene e il male, tra l’ignoranza e la conoscenza. |