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Deposizione, 1964

Olio su tela, cm 130,5x200

 

 

“Giuseppe d’Arimatea […] chiese a Pilato di poter togliere il corpo di Gesù. E Pilato lo permise […] e anche Nicodemo […] venne” (Gv. 19, 38-39).

 

 

La composizione della scena con il corpo di Cristo, sostenuto da Giuseppe e Nicodemo, rammenta analoghe raffigurazioni, immortalate da grandi artisti classici, fra i quali ricordiamo Raffaello, Tiziano, fino al Bronzino.

La figura magra e allungata di Gesù, resa con una pennellata veloce e nervosa e nei toni scuri dal rosaceo, al grigio, al verdaccio, al nero, richiama alcune oli di Felice Carena di quegli stessi anni e anche i volti sofferti e compartecipi dei discepoli, con le grandi orbite nere incavate, in una statica solennità sacrale, ci fanno venire in menteopere careniane, come la Deposizione nella chiesa dei Carmini a Venezia nel 1963. La scena avviene in un silenzio notturno e le tre figure, tra loro unite in una solida ed unica volumetria, vengono perimetrate dal sudario che assume la consistenza della roccia del sepolcro; la parte inferiore della tela perde la definizione anatomica precisa in corrispondenza delle gambe di Cristo e la pennellata nera, spiccatamente gestuale, fa dissolvere l’anatomia del corpo in un magma informale di terra, panni e roccia, a tratti vicina a certa astrazione lirica del miglior Emilio Vedova.