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Le nostre infermità, 1964

Olio su panforte, cm 155x28

 

 

L’olio rappresenta l’Ecce Homo con la canna in mano, sotto il quale è scritta la seguente invocazione: “Oh Signore: tu stendi un velo sulla nostra putredine e ci accogli gratuitamente come tuoi amici, fa che memori di ciò possiamo considerare ogni istante la croce alla quale ti crocifiggiamo continuamente”.

 

La stretta e allungata composizione è suddivisa in due parti quasi dello stesso peso: quella con l’immagine di Cristo e l’altra con l’iscrizione in corsivo, scritta di getto dall’artista. L’unico settore maggiormente curato è quello della testa di Gesù, reclinata a destra, con i grandi occhi chiusi e il forte naso (è l’immagine del Redentore così come si vede nella Sacra Sindone), la barba spartita nel mento, i lunghi capelli e la corona di spine, resi in punta di pennello. Il colore rosso del sangue (ma che diviene anche il simbolo del furore del male e del fuoco dell’amore) non definisce solamente la canna in primo piano, ma pure le due teste dei carnefici, posti al di sopra del Cristo, resi con tratti grotteschi e caricaturali e i rivoli del sangue redentore, che cola fino ad attraversare la preghiera in basso. Le immagini dei carnefici sono il contrappunto all’iscrizione e assumono per Orler, in questo quadro che è una sorta di meditazione, la rappresentazione dell’umanità cinica e supponente dei non credenti.