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Deposizione, 1965

Olio su tela, cm 142x203

 

 

“Ora, nel luogo dov’egli fu crocifisso vi era un orto e nell’orto un sepolcro nuovo […]; lì adunque […] deposero Gesù” (Gv. 19, 41-42).

 

 

Le immagini in penombra ruotanti attorno al corpo di Cristo, mentre è portato nel sepolcro, ci richiamano altre opere orleriane, risalenti allo stesso anno, come La cena (v. tav. 39) o l’Interno con tavolo, Bibbia, pani e formaggio. Tutta la tenebrosa rappresentazione ha una dimensione intima e solenne ad un tempo e quei volti ci richiamanole figure di umili contadini, depositari di una fede autentica e genuina. La luce proviene tutta dal corpo di Cristo, morbidamente inflesso nel sudario; un’aura crepuscolare sullo sfondo è solo un connotato poeticamente marginale. Ciò è sottolineato dal fatto che i discepoli sono illuminati proprio dal bagliore di Gesù, unica metafisica e simbolica fonte di luce. Anche in questo caso ci vengono in mente i personaggi semplici e sofferti del mondo rurale immortalati dal primo Van Gogh. Il paesaggio, nella sua silente essenzialità, sembra partecipare al dramma che si sta consumando e l’antro  nero del sepolcro assume i toni di un rifugio nelle viscere della madre terra anche per quei discepoli, rimasti soli e devastati dal dolore, impietriti dallo sgomento.