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L’attesa dell’uomo , 1967Olio su tela, cm 195x140
In primo piano è rappresentata l’umanità attraverso un uomo-Adamo, giovane nudo e con una folta barba nera, da una donna-Eva, sulla destra, anch’essa nuda con un drappo celeste poggiato sulla spalla sinistra e recante un mazzo di roselline rosse in mano; al centro è un bambino piccolo, visto di tre quarti, rivolto verso la madre. Sul retro, nella terra brulla del Golgota, è il teschio di Adamo, sul quale è inserita la croce che emerge dal terreno, in un paesaggio notturno dominato da tre alberi scheletriti e da una luna piena.
Le tre imponenti figure simboleggianti l’umanità in attesa della redenzione, hanno la monumentalità epica che abbiamo già ritrovato nel Caino e Abele (tav. 65), risalente a quattro anni prima. Il nudo di uomo, dai toni più scuri, reso con pennellate rosacee e nere, vigorosamente veloci, contrasta con l’incarnato chiaro della donna, dai grandi fianchi fecondi e dalle gambe ben tornite. Il volto maschile è rivolto in trepida e orante attesa verso la croce, come anche la donna, nei lineamenti scavati di una bellezza mediterranea, velata dalla tristezza e dalla sofferenza. La scena in alto, nelle gradazioni fredde del blu e del verde, ha i connotati di un paesaggio notturno e spettrale, dominato dai radi alberi, privi di foglie, alludenti al peccato e al male e anche la grande luna, la Lilith, la personificazione femminile e notturna del male per gli Assiro-Babilonesi e per gli Ebrei, non illumina se non marginalmente e glacialmente quel mondo che pare sconvolto da un cataclisma cosmico e nucleare. La croce, tuttavia, rappresenta la speranza, come quel mazzo di fiori rossi tra le mani della donna, che illuminano con una nota cromatica calda tutta la composizione. La luna, infine, formalmente ci ricorda l’astro di Notturno invernale a Mezzano (tav. 18), di nove anni precedente. |