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San Giorgio, 1996

Smalti su tela, cm 140x200

Firmato e datato in basso a destra: “Orler - ‘96”

 

 

La tela raffigura San Giorgio in vesti azzurre che colpisce con la lancia un drago verde; sulla destra la principessa in vesti rosse e blu.

 

La pennellata veloce e vorticosa coinvolge il drago ed il Santo in un’unicità che determina il ritorno parossistico alla pittura figurativa, dopo le pratiche orleriane connesse soprattutto al collage e alla fotoriproduzione, prevalenti nelle sue opere degli Anni Settanta. Lo scatenarsi pittorico, quasi dionisiaco, avviene con una notevole felicità di espressione, soprattutto in tele di grande formato, come in questa. È una sorta di istintualità neoespressiva, figurativamente compatta nell’impianto narrativo, pur corsivo e cromaticamente rutilante, che, in ultima analisi, si rapporta più al linguaggio della lezione storica tedesca, priva però di ogni acuminosità polemica brückeriana, innestandovi, a suo modo, un senso sacro cristiano, vorticosamente eccitato, a differenza, ad esempio, di un Mimmo Germanà, più propenso, invece, a un pagano sensualismo mediterraneo.

Il tema, pur essendo ampiamente trattato nella pittura occidentale (valgano per tutti il bellissimo e drammatico San Giorgio e il Drago del Pisanello o quello favolistico di Paolo Uccello, del 1455 circa), nella composizione si richiama espressamente alla iconografia delle icone sacre orientali. Centro della raffigurazione diviene la grande bocca rossa del mostro colpita dalla lancia, a significare la vittoria del bene sul male.