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Al sepolcro, 1996

Smalti su tela, cm 121x200

Firmato e datato in basso a destra: “Orler - ‘96”

 

 

“Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono dei profumi, poi andarono per fare su di Lui le unzioni […] e di buon mattino […] vennero al sepolcro” (Mc. 16, 1-2).

 

“Ecco due uomini si presentarono a loro in vesti risplendenti” (Lc. 24, 4).

 

Anche quest’opera si basa formalmente su una pennellata ampia, veloce e sinuosa, che definisce le bende nel sepolcro - quasi onde marine - nonché le figure dei due angeli e delle tre Marie. Pure i colori, chiari e luminosi, trasparenti, ci rimandano al nitore del mattino della Resurrezione. L’eterea e impalpabile, fresca e vaporosa scena pare sottolineata proprio dalle figure delle Marie che sembrano nascere dall’aria, sopra (più che presso) il sarcofago vuoto. Le anatomie sono rese esclusivamente attraverso l’intreccio di quelle pennellate di colori primari, privi di sfumature (celesti, verde acqua, rosa, giallo e blu) e i volti non hanno connotazione, quasi candide e luminose teste di manichini dechirichiani. Il paesaggio è ridotto alla scarna presenza di brulle e spigolose rocce color ocra, mentre il cielo è reso attraverso la sovrapposizione, ad un fondo monocromo, di ampie e rade pennellate, in un certo senso, macroscopico ingrandimentodi un tessuto pittorico divisionista. L’organizzazione della scena mescola ecletticamente reminiscenze figurative storiche bizantine con una solida orchestrazione prerinascimentale e, a nostro avviso, emotivamente affine ad un gusto o meglio, ad un sentire nazareno e preraffaellita.