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Adamo, Eva e il serpente, 1996

Smalti su tela, cm 120x200

Firmato e datato in basso a sinistra: “Orler. ‘96”

 

“La donna […] colse quindi del frutto, ne mangiò e ne dette anche a suo marito” (Gen. 2, 6).

 

Sostanzialmente il quadro è suddiviso in due settori: a sinistra l’albero della vita, al quale è attorcigliato il serpente, a destra sono i Progenitori. Alla configurazione maggiormente realistica della prima parte fa riscontro una rappresentazione di Adamo ed Eva assolutamente desueta: le due figure, infatti, sono legate tra loro o meglio fuse in un’unica entità, sottolineata dall’abbraccio, reso attraverso le consuete ampie pennellate orleriane che, nei toni del rosa e del rosso, definiscono come una sola realtà le braccia di Adamo e quelle di Eva, formanti una sorta di groviglio o matassa.

Evidente è la lezione dechirichiana, ma la restituzione pittorica cui si è accennato, attraverso le rammentate ampie pennellate, rende l’opera assolutamente originale e riconoscibile come del maestro di Mezzano; la trama o intreccio si dilata anche all’erba del terreno e alla definizione del cielo, come anche alla raffigurazione delle foglie dell’albero, ma non al tronco, ai frutti vermigli e al serpente, che, tuttavia, nella sinuosalinea a spirale, fa da contrappunto al vortice con il quale sono rese le due figure a destra.

Tutta la tela, vibrante di sgargianti colori, si caratterizza per le figure dei Progenitori abbarbicati tra di loro e, nello stesso tempo, alla terra, quasi fossero anch’essi un albero, a sottolineare la loro origine dalla terra e la loro partecipazione alla Natura, che, con il loro peccato, coinvolgono nella perdita dell’armonia e nella condanna.