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La veglia, 1998

Smalti su tavola, cm 109x193

Firmato e datato in basso a destra: “Orler ‘98”

 

 

Questo Compianto sul Cristo morto, dominato dalla grande figura del Salvatore interamente avvolto nelle bende, è qualificato dalla forza cromatica del blu, del rosso e del bianco, con alcuni interventi di nero e di giallo. Di grande potenza espressionista e gestuale, assume i toni scuri, saturi e luminosi di una vetrata antica. La scena coinvolge ed amalgama figure e paesaggio che, a tratti, assumono le valenze di un’astrazione poeticamente etica. Il vorticoso inseguirsi delle linee che definiscono i personaggi contribuiscono a fare intuire la drammaticità del momento, aprendo uno squarcio, ovvero un’intuizione nel mondo dello spirito e nell’universo del sacro nel quale sembrano essere immersi come in un gorgo tutti i protagonisti di quel compianto.

Il dolore corale si esplica attraverso quelle vibranti e robuste pennellate, impulsive, incisive e violente con assoluta predominanza della linea costruttrice in nero che ci richiamano l’informale del tedesco Hans Hartung e l’onirica e allucinata esperienza del gruppo CoBrA (specialmente Karel Appel, dove le immagini insieme astratte e figurative derivano spesso dall’arte folk o primitiva, dai contenuti emozionali sempre assai intensi oscillanti tra l’orrore del dramma e la beatitudine), ma dove, nell’atto gestualmente informale, si respira la profonda intuizione di fede del primitivo Cristianesimo.