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Cristo, 2004 Smalti su tavola, cm 33x30,5 Firmato e datato in basso a sinistra: “Orler ‘04”
“In principio […] il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio […]. In lui era la vita e la vita era la Luce degli uomini […]. E il Verbo si è fatto carne […] e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come dell’Unigenito del Padre […]. Dio nessuno l’ha mai veduto: l’Unigenito Figlio che è nel seno del Padre, Egli stesso ce l’ha rivelato” (Gv. 1, 1; 4; 14; 18).
Questa tavola esemplifica, forse meglio di qualsiasi altra, la tecnica orleriana della vernice data a spruzzo: su un fondo grigio scuro egli, infatti, ha spruzzato del bianco a formare un volume di una testa, che a mano a mano si stempera in un evanescente alone, in un nimbo luminoso. All’interno del bianco ha delicatamente ritratto, in punta di penna, un ieratico volto di Cristo, con gli occhi ben definiti, di intenso magnetismo, fissi verso l’osservatore, traendo evidente spunto dall’iconografia bizantina e dal Mandylion. Il naso stretto e allungato, insieme alla bocca chiusa, stanno a significare la forza interiore e il silenzio meditativo; i baffi lunghi e alquanto spioventi, con la barba bipartita, concludono i tratti di questo sacro Volto. L’effetto ottenuto con tale monocromia in bianco e nero è di forte pathos e suggestione (anche in penombra la tavola pare vivere di una propria Luce interiore, quasi essenica e giovannea), in quanto l’immagine sembra la concretizzazione di uno Spirito, come nella visione russa del Salvatore Acheropita (cioè non dipinto da mano umana), trasmettendoci tutta l’enfasi religiosa del Verbo, del Figlio di Dio fatto Uomo. Le pennellate chiare, però, aggiunte nella fronte, nelle guance, nel naso e nella barba, contribuiscono a dare matericità (umanità) all’icona, a questo sacro Mandylion moderno del vero Dio e vero Uomo. |