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Dama in poltrona, 1956 Collage, cm 29x21
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Crocifissione , 1956Collage, cm 29x 20,5 Firmati e datati al centro: “Davide Orler - 1956”
La composizione della prima delle due opere, a sinistra, è costituita dall’assemblaggio di varie carte: su una carta da parato di fondo, con motivi fitomorfi, sono incollati frammenti fotografici tratti da riviste e giornali. Tra questi, alcuni riproducono cornici e altri, in nero, definiscono schematicamente un busto di donna dall’ampia scollatura rossa; quello che dovrebbe essere il collo e la porzione inferiore della testa sono resi tramite la silhouette scura di una gamba femminile, sulla quale l’astratta ellisse dorata contiene un richiamo ad una testa ricoperta di capelli castani.
La seconda immagine, invece, raffigura, sempre attraverso frammenti di giornali colorati, prevalentemente ritagliati in forma triangolare, due personaggi in primo piano, totalmente astratti; sul fondo è accennata la Crocifissione, con tre croci sul Golgota, contro un cielo striato di nubi. In alto, a sinistra, è rappresentato un grande sole giallo entro uno spazio suddiviso in campiture blu e celesti. Il collage, come si ricorderà, sperimentato dal Futurismo e dal Dadaismo, fu una tecnica pittorica connessa strettamente alle poetiche del Cubismo e largamente usata da Picasso e da Braque, ma anche dallo stesso Miró nel proseguimento della linea tracciata dai suoi “dipinti selvaggi” del 1934. L’acuta sensibilità dell’artista disegna, attraverso le geometrie dei frammenti cartacei applicati, personaggi dai volti inesistenti o totalmente deformati e alludenti semplicemente a forme umane, spesso di donne. In particolare, in queste due opere si ravvisa una straordinaria forza espressiva, accentuata dall’uso vibrante del rosso e del nero nella Dama in poltrona e da quello della realistica Crocifissione sullo sfondo della seconda omonima opera, che contrasta con l’inserimento, in dissonanza, del sole e delle due figure in primo piano, rese picassianamente. Nell’immagine di sinistra i frammenti di cornice modanata e dorata rimandano chiaramente ad un ambiente borghese di sapore ancora quasi ottocentesco e fanno intuire più che un singolo ritratto un’intera società nella quale, a nostro avviso, i neri e gli scarlatti potrebbero anche alludere all’evasione di un eros mercenario o, forse, utopicamente liberatorio, imbrigliato sotto le specie di un esteriore perbenismo moralizzatore e soffocante del dovere e degli statici ruoli sociali, quale già era emerso, ad esempio, nel romanzo Portrait of a Lady di Henry James (1880). Contraltare alla fuga vana e senza speranza è la riflessione esistenziale sul Calvario nel collage di destra. |