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Mio Padre, 1958

Olio su tela, cm 125x83,5

Firmato e datato nel mobile, a destra: “Orler / ‘58”

 

 

Nell’essenzialità di un interno, qualificato solamente dal mobile a destra e dalla piccola finestra con inferriata sul retro, domina maestosa e solenne la figura del padre di Orler, seduto su uno sgabello di legno, con le braccia conserte e una giacca sulle spalle.

La rustica stanza inquadra perfettamente la figura massiccia del lavoratore, delineato con lineamenti scarni, segnati dalla fatica. Lo sguardo fisso e pensoso rivolto verso l’osservatore, il volto solcato da rughe profonde, la bocca semiaperta e contornata da grandi baffi e la fossa del mento ci restituiscono una personalità quasi timida e schiva di uomo di montagna; l’ambiente e l’esterno che si intravede attraverso la finestra, ridotto ad una pura monocromia, sono giocati tutti sull’essenzialità del marrone, del bianco e del celeste; l’intera composizione non si esalta mai in toni squillanti, ma è avvolta in un manto onirico di malinconia e di affetto filiale. L’accenno al crocifisso, reso per tenui grigi, che si vede sulla parete in alto a destra, contribuisce a dare alla scena un accento di sacralità patriarcale: è l’inizio della prima ‘luce aurorale’ che ben presto invaderà l’animo dell’artista, segnando un profondo mutamento anche nella sua opera.